Cosa è Coscienza e cosa è personalità?
La “personalità” è l’insieme, più o meno integrato, delle dimensioni fisica, emotiva e mentale, è l’aspetto “più visibile” di un essere umano. Essa è essenziale per la sua crescita, nel processo di adattamento al suo ambiente e, in uno sviluppo armonico, dovrà disporsi a diventare uno “strumento” capace di esprimere i talenti, le potenzialità e le più ampie visioni della realtà a lui accessibili, legate ai Valori.
Con il termine “Coscienza” viene indicato ciò che rappresenta la nostra Essenza, il nostro nucleo di identità spirituale, il nostro fiore di consapevolezza, che ha l’obiettivo primario di ritornare all’Uno, all’energia unica da cui si è originato.
Possiamo rappresentare la Coscienza ed il collegamento con le altre Coscienze, utilizzando la metafora che ci offre Vicente B. Anglada, una guida Spirituale spagnola:
“Un immenso contenitore di vetro gettato al suolo si scompone in una quantità infinita di frammenti. Ognuno di questi frammenti ha adottato una forma particolare e, dovuto a questa tale forma, si sente solo, carente di pienezza e separato… Ora, in virtù di alcune leggi universali di unità spirituale, ognuno di questi frammenti possiede una vaga e lontana memoria, anche se permanente, della totalità del recipiente di cui faceva parte. Se assegniamo il nome di Dio all’immenso recipiente frammentato e di essere umano ad ognuno dei frammenti, avremo un’idea simbolica e approssimata del complesso psicologico dell’uomo, qualsiasi sia la sua razza, la sua credenza o la sua condizione sociale. La capacità infinita del frammento di ricomporsi dentro alla totalità del recipiente in cui si trovava contenuto, prende il nome mistico di Sentiero e il Sentiero, circondando la totalità del creato, è stato genericamente designato come Legge di Evoluzione.”
(V. B. Anglada, Introduzione all’Agni Yoga)
Abbiamo due forti magneti, che attirano la mente e le attività di un essere umano: la Personalità, come concentrato dei desideri e delle abitudini individuali, tesa alla conservazione di ciò che si è e che si conosce e la Coscienza, come essenza connessa all’Umanità intera, intesa come spinta ad evolvere, in direzione di una crescente identificazione con l’organismo più ampio, nel quale si è inseriti e con i Valori Spirituali.
Possiamo immaginare l’Essere Umano come una lanterna: Il vetro e la struttura esterna della lanterna rappresentano la sua personalità, cioè i suoi pensieri, le sue emozioni ed il suo corpo fisico; La fiammella interna, più o meno visibile, a seconda di quanto i vetri di quella lanterna possano essere opachi, fuligginosi, smerigliati o tersi, rappresentano la sua Coscienza, la sua vera Essenza.
La lanterna ha ragione di essere, e svolgerà esattamente la sua Funzione ed esprimerà il massimo della sua Bellezza quando sarà accesa, attraverso la connessione con una Fiamma originaria: la meta dell’evoluzione dell’Uomo è il progressivo sviluppo della consapevolezza della sua connessione con l’Universo circostante.

Secondo la tradizione orientale, il percorso di evoluzione, per tornare all’Uno, avviene mediante la reincarnazione: la Coscienza migra di vita in vita, evolve e si espande attraverso l’esperienza dell’incarnazione: essa custodisce la traccia delle esperienze delle vite precedenti, che costituiscono la causa dell’attitudine generale assunta verso la vita; inoltre, contiene anche i germi delle qualità da esprimere nelle incarnazioni seguenti.
Uno dei primi terapeuti ad aver parlato di vite precedenti è Brian Weiss, uno psichiatra americano, che dal 1980, mediante l’ipnosi, esplora le vite precedenti dei suoi pazienti, trovando anche delle conferme di contenuti e racconti riportati. Dopo Brian Weiss anche altri psichiatri americani hanno condotto delle ricerche scientifiche sul tema della reincarnazione, raccogliendo e vagliando molte testimonianze di ricordi, precisi e verificabili, comparsi soprattutto nei bambini, e le esperienze di morte apparente, in cui il paziente viene dichiarato clinicamente morto, ma in seguito si riprende.
Grazie alle tecniche di rianimazione sempre più raffinate, questi casi si sono fatti sempre più numerosi e le testimonianze di questi pazienti parlano di un dopo-vita, le cui descrizioni coincidono con chi ha conservato i ricordi di una vita precedente e del passaggio tra due vite.
La sofferenza come porta per aprire la visione della propria esistenza
La sofferenza psicopatologica, in alcuni casi, apre uno squarcio nella visione della propria esistenza, come un lampo che, almeno per qualche secondo, illumina il buio, lasciando dietro di sé lo sgomento per la visione inaspettata e imprevista.
Le diverse forme di sofferenza psicopatologica trovano origine non solo nelle vicissitudini possibili nei vari stadi del corso dello sviluppo infantile (psicanalisi, o teoria dell’attaccamento) oppure nell’ambito della storia degli scambi relazionali e affettivi all’interno della famiglia (terapie relazionali). Quelle vicissitudini e quegli scambi trovano un senso nella ricerca del senso degli accadimenti da un punto di vista spirituale, ovvero ricercando il loro fine ed effetto più ampio.
L’evoluzione di un individuo dovrebbe portare a trasformare gradualmente la sua personalità in un «canale» elastico, adattabile e trasparente, a servizio della Coscienza, in modo che i Valori Spirituali possano illuminare progressivamente l’esperienza quotidiana ed i rapporti.
Il mito della caverna di Platone
Il rapporto tra la Coscienza e la personalità non equilibrata fa pensare a quanto descrive Platone con il mito della caverna.

Platone invita ad immaginare delle persone che vivono fin dall’infanzia rinchiuse in una caverna, incatenate così strettamente da non poter neanche girare la testa. La caverna ha un’apertura che dà sull’esterno, ma la gente che ci vive ha lo sguardo rivolto verso la parete in fondo, e non vede l’uscita. Alle spalle dei prigionieri, in alto e lontano da loro, c’è un fuoco acceso che fa luce. Fra il fuoco e i prigionieri c’è un muro, lungo e basso, come quelli che costeggiano le strade di campagna.
Dietro al muro, altre persone tengono in mano degli oggetti (statuette di animali e di uomini e altri oggetti di ogni genere) e li fanno sporgere al di sopra del muro. La luce del fuoco proietta dunque le ombre degli oggetti sulla parete di fronte ai prigionieri. Quelle ombre sono le uniche cose che i prigionieri abbiano mai visto, costretti come sono a star lì fermi, senza potersi voltare. Dunque – afferma Socrate – quelle persone credono che le ombre siano oggetti reali.
Se immaginiamo che uno di questi prigionieri sia improvvisamente liberato dalle catene, costretto ad alzarsi, girarsi e muoversi verso l’entrata della caverna. Dopo essere stato legato al buio tutta la vita, all’inizio sarebbe accecato dalla luce e gli farebbero male gli occhi. Vorrebbe tornare indietro e non crederebbe a nulla di ciò che vede. Avrebbe bisogno di tempo per abituarsi. All’inizio gli sarebbe più facile guardare il cielo e le stelle di notte, piuttosto che le cose illuminate dalla luce del giorno. Infine, abituatosi alla luce, arriverebbe a guardare direttamente il sole.
Il prigioniero liberato, finalmente in grado di vedere il sole, sarebbe felice della sua nuova condizione e compiangerebbe chi è rimasto nella caverna.
