Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Vivere come Coscienza

C’è un gesto semplice con cui, ogni volta, apriamo lo Spettacolo della Coscienza: una mano che accende una candela. Una piccola fiamma sola, che danza nel buio della sala — fragile e tenace insieme. Un gesto che è, prima di ogni cosa, un invito: a chiudere gli occhi del corpo per aprire quelli dell’Anima, a rivolgere lo sguardo dentro, verso quel nucleo di luce che ci portiamo nel punto più intimo di noi.

Perché è lì che, prima o poi, risuona la domanda più antica e più rivoluzionaria che un essere umano possa porsi: «Chi sono io, veramente?». È una domanda che insieme è un sussulto, un richiamo che sale dal profondo quando intuiamo che la vita è qualcosa di più di una sequenza di ruoli e di maschere. Molti di noi la conoscono bene. È il campanellino interiore che ci ha svegliati dal sonno dell’abitudine e ci ha messi in cammino.

Il secondo anno della Scuola porta un titolo che è insieme una risposta e un compito: Vivere come Coscienza. Ma cosa significa, davvero?

La Coscienza e la maschera

La Coscienza è la nostra vera natura: la presenza silenziosa e immutabile che osserva, al di là della personalità, e che rinasce di vita in vita. È la Scintilla Divina — quel frammento immortale dell’Uno che si è individualizzato per fare esperienza nella materia, senza mai perdere il legame con la Sorgente. È il nostro tesoro sepolto, la perla nascosta nel guscio.

E la personalità? La parola stessa, in origine, significa «maschera»: è l’insieme del corpo, delle emozioni, della mente, delle credenze e delle abitudini che formano la nostra identità di ogni giorno. Un vestito necessario per l’incarnazione, uno strumento prezioso. Il punto è che possiamo dimenticarci di essere chi indossa il vestito, e finire per credere di essere il vestito. Viviamo allora come re che si credono mendicanti, come aquile convinte di essere polli — ed è da questa dimenticanza che nasce quel senso di mancanza e di separazione che possiamo incontrare nei momenti più inaspettati della vita quotidiana, che ci sorprende sul “più bello” della nostra frenetica esistenza.

Per questo il cammino, come insegnano Eugenio ed Eulalia, e come il nostro Gruppo pratica ormai da molte vite, è soprattutto un lavoro legato a «togliere»: lasciar andare, con gratitudine, ciò che ci appesantisce — vecchie credenze, attaccamenti, risentimenti — per fare spazio, perché la Scintilla torni a brillare. La nostra vera natura non la costruiamo: la ricordiamo.

Vivere nel Cuore

Se c’è un luogo da cui la Coscienza parla, quel luogo è il Cuore. Uno studente lo ha detto con parole che valgono più di ogni definizione: «Il Cuore va da solo. È molto più potente della mente, solo che non lo riesco a spiegare».

Vivere come Coscienza significa spostare, a poco a poco, il centro delle nostre scelte: dalla logica fredda della mente e dalle paure della personalità, verso l’intuizione profonda del Cuore. La mente resta con noi, e impara a lasciarsi illuminare. Eugenio lo dice con nettezza: le cose più atroci della storia sono state commesse con la mente disgiunta dal Cuore. La mente unita al Cuore discrimina, sente, riconosce il vero dal rumore.

Ed è un allenamento quotidiano, fatto di gesti minuti: un grazie sincero la sera, il perdono di un piccolo rancore, un atto d’Amore gratuito senza attendere nulla in cambio. Piccoli gesti, che portano una qualità nuova dentro tutto ciò che già facciamo.

Un cammino che facciamo insieme

Un messaggio chiaro, dalla nostra esperienza e dagli Insegnamenti della Scuola: questo passaggio ha bisogno degli altri. Lo compiamo insieme. Gli strumenti sono concreti, e da oltre trent’anni li pratichiamo: lo Studio, che apre la mente a orizzonti nuovi attingendo agli Insegnamenti dei Maestri; la Meditazione, bussola interiore in cui i pensieri ripetitivi perdono il loro potere per permetterci di sentire la voce sottile dell’Anima; il Servizio, perché donare agli altri ciò che abbiamo trovato è parte stessa dell’evolvere. Studiare, meditare, servire — nella direzione dell’Amore. E poi c’è il Gruppo, la Famiglia Spirituale: quella rete di Coscienze in cui ci riconosciamo con il Cuore. Come Gruppo cerchiamo di realizzare ogni giorno una cosa che il nostro Cuore riconosce bene, anche se a volte, nella frenesia del quotidiano, può sembrare difficile: amiamo. Cerchiamo la scintilla nascosta in profondità, e non ci fermiamo finché non è diventata un fuoco vivo. È il «noi» che cura la solitudine, la casa in cui tanti, arrivando, hanno sentito finalmente di non essere più un pesce fuor d’acqua.

Rispondiamo al nostro campanellino

Vivere come Coscienza è una scelta che rinnoviamo ogni mattina, in ogni piccolo bivio: l’Amore o la paura, la presenza o l’automatismo, il Cuore o la vecchia orbita. La Scintilla è già qui, la realtà stessa del nostro essere: attende soltanto di essere riconosciuta, nutrita, lasciata risplendere.

Il viaggio della Coscienza non ci chiede di andare lontano: ci chiede il coraggio di viaggiare dentro, con i piedi per terra e lo sguardo alle stelle. Accendiamo, dunque, la nostra candela interiore. E rispondiamo al nostro campanellino.

L’avventura della Coscienza ci attende.

Fonte

Articolo liberamente rielaborato dal libro “Lo Spettacolo della Coscienza: una avventura spirituale”.