L’estate si presenta spesso a noi con il volto del movimento, delle piazze affollate e dei suoni della festa. Eppure, sotto la superficie di questa stagione così vitale, si nasconde un’opportunità più profonda e preziosa: quella di riscoprire il valore del vuoto e rigenerare lo spirito. Le giornate più lunghe e i ritmi che finalmente rallentano non sono solo un invito al riposo del corpo, ma aprono una soglia per recuperare quel colloquio intimo con noi stessi che la frenesia quotidiana tende a soffocare. È il momento ideale per varcare la soglia del nostro Tempio del Silenzio, lasciando che la natura circostante — con la sua quiete solenne e i suoi spazi aperti — diventi lo specchio e la guida per coltivare una nuova e luminosa ecologia interiore. Roberto Assagioli, il fondatore della Psicosintesi, ha dedicato a questo tema un saggio limpido e prezioso. Da quelle pagine ripartiamo, per parlare al Cuore di qualcosa che riguarda ognuno di noi: l’arte del silenzio.
Una civiltà che ha dimenticato il silenzio
Silenzio e parole si sostengono a vicenda, come il respiro fatto di inspirazione ed espirazione. Il compito è gestirli in giusta misura, senza sopprimerne alcuno: è la Legge dei Retti Rapporti applicata alla vita di ogni giorno. Assagioli lo diceva con una bella immagine: ogni suono, ogni parola creativa, dovrebbe nascere dal silenzio.
La nostra è stata chiamata «la civiltà del rumore». Il frastuono ci accompagna dal mattino alla sera, al punto che molti hanno imparato non solo a tollerarlo, ma a cercarlo: quando il silenzio arriva, lo riempiono in fretta, quasi ne avessero timore. E c’è anche un rumore più sottile, quello interiore: il parlare a vanvera, il fiume di parole vane che disperde energie preziose. Assagioli lo attribuiva al «culto moderno dell’espressione», il bisogno di dire tutto, sempre. La medicina è semplice e antica: pensare prima di parlare, chiedersi se ciò che stiamo per dire ha davvero un valore. «L’umanità nel suo insieme ha bisogno del silenzio ora come mai prima, ha bisogno di riflettere e di percepire il Ritmo Universale».
Il silenzio interiore ha molti volti
Fare silenzio è molto più che smettere di parlare. Quando le emozioni ci agitano come una tempesta, o quando la mente continua a discorrere da sola, dentro di noi c’è ancora un gran chiasso. Il vero silenzio comincia quando lasciamo posare anche i pensieri inquieti, le fantasie, l’immaginazione che gira a vuoto.
Assagioli ci ricorda che ogni sfera della vita ha il suo silenzio. C’è il silenzio meraviglioso della natura, quello di una notte d’estate davanti al cielo stellato. C’è il silenzio delle emozioni, che diventa pace e serenità. C’è il silenzio della mente, che sa tenersi ferma. E c’è un silenzio più alto ancora, il silenzio della volontà: quel momento in cui la nostra volontà personale si offre e si unisce alla Volontà Spirituale. La sua forma più luminosa è la contemplazione — ciò che i mistici chiamavano «l’orazione di quiete» — che raccoglie in sé tutti gli altri silenzi.
E c’è un volto del silenzio spesso dimenticato: la letizia. Ne è stata data una definizione bellissima: la letizia è «il silenzio che risuona», la gioia serena di chi conosce e ama i valori dello Spirito.
Il Silenzio è una Presenza viva
Qui Assagioli ci conduce al cuore del suo insegnamento, e lo fa con parole che risuonano con la Scienza dello Spirito. Il silenzio è un’Entità: esiste uno Spirito del Silenzio, così come esiste uno Spirito dell’Amore, della Luce, della Bellezza. Tutte le qualità di Dio sono Esseri viventi, Forze coscienti e operanti. Nell’Universo tutto vive, tutto è animato: e le nostre stesse Anime, che la tradizione chiama «Angeli Solari», sono presenze vive che operano su piani più alti.
Riconoscere questo cambia tutto. Il silenzio diventa allora un’energia spirituale positiva, una presenza operante più che un’attesa vuota. Possiamo praticarlo invocando lo Spirito del Silenzio, entrando in comunione con Lui, rendendoci recettivi alle «impressioni» che giungono quando siamo — come diceva Assagioli con dolcezza — «avvolti dalle Sue ali». C’è un legame stretto fra il silenzio e la capacità di ascoltare dall’alto: la Scienza della Ricettività si fonda proprio su varie forme di silenzio. dall’alto: la Scienza della Ricettività si fonda proprio su varie forme di silenzio.
Fare silenzio dentro di noi: la pratica
Come si coltiva quest’arte? Un primo passo, semplice, è crearsi l’atmosfera giusta, magari leggendo qualcosa sul tema. Aiuta anche l’esempio di chi ha fatto del silenzio una via: Aurobindo, che restava in silenzio per gran parte dell’anno pur continuando a scrivere; Gandhi, che dedicava al silenzio ventiquattro ore ogni lunedì.
Poi viene il lavoro interiore, attraverso i gradi della meditazione. Prima il distacco dai senti esterni, il ritirarsi «dalla periferia al centro». Poi l’elevazione: il sentimento che aspira verso l’alto e la mente che rivolge il suo interesse alla Coscienza, al mondo della Realtà. Assagioli suggerisce di attraversare in fretta il livello emotivo e immaginativo, per non perdersi nelle sue suggestioni.
Il segreto è una particolare qualità di presenza. La Coscienza va tenuta in una viva tensione interiore — una consapevolezza desta, una «presenza» spirituale a noi stessi — che nasce dall’unione di Intenzione e Attenzione: l’Intenzione ci spinge verso i piani più alti, l’Attenzione ci tiene fermi lì dove siamo giunti. È bene ricordare che questa tensione spirituale fiorisce nella calma: si accompagna al rilassamento del corpo e alla quiete delle emozioni, e conduce a un silenzio vivo, gremito di vita, in cui ogni rivelazione trova le condizioni per manifestarsi., gremito di vita, in cui ogni rivelazione trova le condizioni per manifestarsi.
Il silenzio di Gruppo: dove le Coscienze si riconoscono
Tutto questo vale per il cammino individuale. Ma il silenzio, ci ricorda Assagioli, ha un dono speciale da offrire quando siamo insieme. Nel silenzio condiviso si crea — in modo impercettibile e reale — una comunione: fra molti, e persino fra due persone sole.
Lo racconta un fioretto di San Francesco. Il Re di Francia, san Luigi, si recò in incognito a trovare Fratello Egidio. I due si inginocchiarono, si abbracciarono a lungo con grande affetto, e si lasciarono senza aver detto una sola parola. Rimproverato dagli altri frati, Egidio rispose: «quando ci siamo abbracciati ci siamo visti l’uno nel cuore dell’altro; è molto di più che se avessimo spiegato a parole ciò che abbiamo sperimentato nelle nostre anime». Le parole, a volte, sarebbero più un ostacolo che un conforto.
C’è poi un frutto prezioso del silenzio di Gruppo: l’armonizzazione. Quando in un gruppo nascono contrasti o vedute diverse su una decisione da prendere, la cosa più saggia è fare silenzio insieme. Dopo un tratto di silenzio condiviso ci si intende meglio, perché si guarda al problema dall’alto, in modo impersonale. Le voci separative si acquietano, e ci si ritrova — simbolicamente — nel Tempio del Silenzio: qui ciascuno, avvicinandosi alla propria Coscienza unita a quella degli altri, riconosce i punti d’incontro e d’intesa. Per la vita di un Gruppo che cammina insieme, è un dono grande.
Amici del Silenzio
Coltivare il silenzio durante i mesi estivi non significa isolarsi dal mondo, bensì abitarlo con una consapevolezza rinnovata e più profonda. Quando impariamo a far tacere il chiasso dei pensieri e delle parole vane, ogni percezione si amplifica e la realtà torna a rivelarsi nella sua essenza sacra. Vi auguriamo di portare questo spazio di quiete oltre i confini delle vacanze, custodendolo come un faro interiore capace di illuminare anche i giorni più densi del prossimo autunno. Che questa estate sia per ciascuno di voi un viaggio di ritorno al Centro, dove il Silenzio smette di essere semplice assenza di rumore e diventa la voce stessa della Coscienza che si manifesta, dentro e insieme.
Fonte
Articolo liberamente rielaborato dal saggio di Roberto Assagioli L’arte e la tecnica del silenzio (Archivio Assagioli – Istituto di Psicosintesi, Firenze). Le espressioni fra virgolette sono citazioni testuali dell’Autore. Rielaborazione a cura di Lo Spettacolo della Coscienza.
