Piccola guida per chi sente che c'è qualcosa di più e non sa ancora come chiamarlo
Un'iniziativa di

«Trovare un senso alla vita, come se vivere "normalmente" non mi bastasse più.»— Clio
Clio mette «normalmente» tra virgolette: è un atto di onestà. C'è un momento — e per molti di noi è arrivato — in cui la vita costruita con cura, quella ragionevole e giusta, smette di bastare. Funziona. Però manca qualcosa che non sappiamo nominare. Ed è il disagio più sottile, quello che arriva quando tutto è a posto — e sentiamo lo stesso che non basta.

«Cercare risposte, perché mi sono spesso sentito diverso o fuori luogo.»— Manolo
Manolo non dice di stare male. Dice solo: diverso. Fuori luogo. Due parole che molti di noi hanno pensato almeno una volta — a un pranzo di famiglia, a una riunione — e poi hanno archiviato in fretta, come se fosse una cosa di cui vergognarsi, quando invece è solo una verità detta a voce bassa.

«Il Cuore… questo mio Cuore che sentivo battere così forte da dover andare a fare un controllo.»— Claudia
Un Cuore che batte troppo forte. Senza spiegazione medica, senza causa organica. Solo quel battito insistente che chiede attenzione e si rifiuta di essere ignorato. Forse lo conosciamo. Forse non gli abbiamo mai dato un nome. Abbiamo solo sentito che c'era.
Eugenio Sepe · Eulalia Onorati
Le vicende che leggerai in queste pagine sono tratte dal libro Lo Spettacolo della Coscienza.
Eugenio ed Eulalia sono psicologi e psicoterapeuti. Una mattina, dopo una consulenza ad Acilia per un bambino autistico — il lavoro di tutti i giorni — lui la invita al bar. Cominciano a parlare del bambino, poi la conversazione cambia. Eugenio le dice qualcosa di più profondo, e la guarda in un modo che lei non sa definire. Eulalia ascolta — o crede di ascoltare. Perché a un certo punto si accorge che non sta più seguendo le parole, ma quello che le accade dentro.
Ricorda tutto di quel momento con una nitidezza strana — le vetrate del bar, la sua giacca di pelle — ma quasi nulla di ciò che Eugenio dice. «Avevo la sensazione che si stesse scavando dentro di me un pozzo, e non capivo dove arrivasse.» L'unica cosa che porta via è la frase con cui lui la lascia: «Adesso devi scegliere tu.»
Torna a casa con quella frase che gira. Non sa nemmeno cosa stia scegliendo. Ha una vita, un lavoro, una strada — e qualcosa, in quel bar, ha detto: non basta. Parla con sua madre, che le fa una domanda sola: «Al di là di tutto — tu dentro cosa senti?» «Non lo so cosa. Però so che voglio dire di sì.» Chiama Eugenio e gli dice sì, senza sapere a cosa. «È stata la scelta del mio percorso.»
Qualche anno prima, Eugenio vive qualcosa di simile. Suo padre è chiaro: «Con la psicologia non si mangia.» Così si iscrive ad agraria — per non deludere. Un giorno, mentre il professore spiega il fondamento delle ruote del trattore nel fango, si guarda intorno e pensa: ma io che ci faccio qua? Non è una domanda retorica. È una crepa. Si alza, esce, prende un treno per Venezia. Nel tratto da Mestre sente «per caso» un ragazzo dire alla sua ragazza: «Devi fare quello che dice il tuo Cuore.» Quella frase arriva come se fosse stata detta per lui. Eugenio descrive ciò che sente in due parole: esplosione nucleare. Torna a casa e dice a suo padre: «Vado a Roma a studiare psicologia.» Questa volta non chiede permesso.
Quello che sentono Eugenio, Eulalia, Claudia, Manolo, Clio — e quello che forse sentiamo anche noi — non ha ancora un nome preciso. Per ora basta riconoscerlo: quel battito, quella distanza, quel pozzo che si scava non sono un errore. Dicono soltanto che siamo sensibili, e che qualcosa in noi è vivo. Sono un segnale. E i segnali non vanno zittiti.
Quando è stata l'ultima volta che abbiamo dato retta a quella voce?

C'è un momento in cui smettiamo di chiamarla stanchezza. Perché la stanchezza passa — con il sonno, con le vacanze. Questa cosa qui no. La si può mettere da parte, distrarsi, riempire il calendario di cose da fare fare fare. Poi torna, spesso più forte di prima.
Ha smesso di essere stanchezza, e non chiede di essere gestita come una fragilità. La chiamiamo dissonanza: il segno che qualcosa di vivo, in noi, chiede ascolto. Anzi, chiede di più.
«Quando stavo con le persone mi sentivo sempre a disagio, angosciato e inquieto. Perché? Non lo so. Però l'ho capito dopo.» E aggiunge: «Avevo una sensazione stranissima al Cuore che ho chiamato "voglia di volare".»— Eugenio
L'inquietudine non è il problema: è la risposta di qualcosa che chiede più spazio di quello che la vita ordinaria gli lascia. È un uomo che cerca.
È questo che la dissonanza fa: come il termometro rileva la febbre, la dissonanza rileva qualcosa che è vivo in noi e non vuole più essere ignorato. È un messaggio da leggere, più che un allarme da spegnere.
E ha molte facce. Non entra da una porta sola.
Cinque porte. Una sola soglia.

«Quando il nostro Cuore inizia a guardare, tutto quello che è comune incomincia a diventare fastidioso. La mediocrità non accontenta più. Non è snobismo. È una sensibilità che si sveglia.»— Eulalia
E Eugenio trova un'altra immagine: questa inquietudine, a guardarla bene, somiglia a una nostalgia. «Un sottile senso di inquietudine, o ancora meglio di sottile nostalgia, ci dice che noi possiamo tornare a casa.»
Non sappiamo ancora dove sia quella casa. Ma qualcosa in noi la sta cercando — da prima che ce ne rendessimo conto. Se ti ritrovi in almeno una di queste cinque porte, continua a leggere. Questa guida è scritta per te.
Finora abbiamo parlato di te. Adesso è il momento di dirti chi siamo noi.
Eugenio ed Eulalia sono psicologi e psicoterapeuti. Il loro lavoro quotidiano informa ogni lezione, ogni meditazione, ogni confronto in aula. Sanno distinguere una crisi da una porta evolutiva, sanno accompagnare senza forzare — quello che in aula chiamano morire e rinascere ogni giorno: lasciare andare la vecchia versione di sé per fare spazio a quella autentica. Questa doppia competenza — il rigore della psicologia unito alla profondità della ricerca spirituale — è il modo in cui pensano, in cui insegnano, in cui stanno con le persone. Sono anche una Coppia nella vita: un legame che rende ancora più autentico ciò che portano in aula.
Dietro di loro c'è un gruppo che cammina insieme da oltre trent'anni: studio condiviso, pratiche, confronto, lavoro interiore, errori e coerenza. Un gruppo che si riunisce nel tempo nelle Associazioni Dhyana, Dhyana Lombardia e nell'Accademia PEAC (Psicologia dell'Evoluzione Armonica della Coscienza). Per tutte queste realtà il Servizio è il Cuore di ogni cosa: per noi l'Insegnamento non è mai disgiunto dal Servizio. Lo dice bene un gesto preciso, fatto prima ancora di aprire le porte di questa Scuola: la fondazione de Il Filo dalla Torre, un'associazione per i servizi alle persone con autismo. È la cosa più importante che possiamo dirti su di noi. Chi tiene insieme Insegnamento e Servizio, e lo offre al mondo, costruisce qualcosa di reale: una Casa di Luce.
Una Casa di Luce.
Se vuoi conoscerci più a fondo, questa storia è raccolta in un libro: Lo Spettacolo della Coscienza. È il racconto di trent'anni di cammino di Eugenio, Eulalia e del Gruppo — la Seconda Nascita, le Quattro Famiglie, il coraggio di seguire la propria voce più vera. Una vita intera messa per iscritto, con le sue conquiste e le sue cadute, e in appendice alcuni strumenti per chi vuole iniziare a camminare.
Lo Spettacolo della Coscienza
— la storia di Eugenio & Eulalia e del Gruppo
La Scuola si chiama Lo Spettacolo della Coscienza. Eugenio spiega il nome così: «Quando abbiamo aperto la Coscienza, è cominciato uno spettacolo. Uno spettacolo della vita.» Nel senso di qualcosa che merita di essere guardato con cura, senza fretta — più che di uno spettacolo da palcoscenico.
Libertà di pensiero, guide che camminano accanto, il rispetto dei tempi di ciascuno. Un percorso fondato su decenni di studio e pratica, guidato da chi ha il coraggio di portare in aula anche le domande senza risposta. Eugenio lo dice dalla prima lezione: «Nessuno vuole convincere nessuno. Se non vi risuonano al Cuore, lasciatele andare. Ma se non vi risuonano alla mente, ascoltate il Cuore.»
E teniamo le porte aperte sul mondo. In aula si parla di quello che accade — delle guerre, delle crisi, dei fatti di cronaca — non per schierarsi in una parte politica, ma per restare in contatto vivo con la realtà di tutti. Sentiamo con il Cuore, e con il Cuore proviamo a discriminare.
Le parole più precise, però, le hanno trovate gli studenti.
Una frase sola di Eugenio — la nostra firma — raccoglie tutto questo:
«Piedi per Terra ma sguardo alle Stelle.»

Nella nostra aula ognuno arriva al proprio passo, e ogni passo va bene. C'è chi entra e si sente subito a casa, chi abbassa le difese piano piano, chi osserva e aspetta prima di aprirsi davvero. Tutti e tre i ritmi sono di casa. È forse la prima cosa che ci teniamo a dire a chi arriva.
La Scuola è uno spazio di ricerca, dove ciascuno resta libero. Puoi partecipare anche solo ascoltando — per mesi, per un anno intero se serve — e parli soltanto quando e se lo desideri. Eulalia lo ripete spesso: il Cuore lavora lo stesso, anche in silenzio. Anzi — spesso lavora meglio in silenzio. Lo spazio è protetto, e protetto vuol dire proprio questo: un luogo dove nessuno ti chiede di essere più pronto di quanto sei.
«Sento che è uno spazio protetto e nutriente, dove posso essere autentico al 100%.»— uno studente
Nelle stesse aule convivono chi non ha mai letto un libro di ricerca spirituale e chi pratica da decenni. Per i primi non diamo nulla per scontato: il linguaggio della Scuola si impara strada facendo, come una lingua che si assorbe stando in famiglia. Per i secondi, la profondità dottrinale è reale: si studiano i Maestri di Saggezza, il Cristo, il Buddha, si approfondiscono le Leggi Spirituali. Entrambi trovano nutrimento — e il valore di imparare l'uno dall'altro.
Per chi vuole andare più in profondità ci sono i Gruppi di Ricerca Meditativi (GRM) — spazi mensili di ascolto e di pratica, in piccoli gruppi, in cui si medita insieme, si fanno domande, si condivide quello che si vuole. Non serve essere esperti: serve solo la voglia di non camminare da soli.
Lezioni e Gruppi si alternano ogni mese, e poi c'è la pratica personale di ogni giorno: un intreccio che chiamiamo Metodo S.A.R.V.A. — Scienza Armonica Verso l'Anima. Ma il nome viene dopo. Prima viene il ritmo — ed è il ritmo che permette al lavoro di radicarsi.
Viviamo nel mondo di tutti i giorni. Tra noi c'è chi lavora in ospedale, chi insegna, chi fa il libero professionista, chi cresce figli, chi è in pensione. Facciamo la spesa, paghiamo le bollette, litighiamo ogni tanto con i parenti. È proprio lì — nel quotidiano, nei rapporti, nelle difficoltà di ogni giorno — che proviamo a portare quello che studiamo. Per noi un insegnamento vale nella misura in cui scende nella vita concreta.
Lo scopo della Scuola, in sintesi, è aiutare ogni persona a riconoscere la luce del proprio Cuore: portare nella vita di ogni giorno una centratura un po' più stabile, uno sguardo un po' più largo, più libero dal materialismo che imperversa. Un cammino che ciascuno fa al proprio passo, nel pieno rispetto della sua libertà. Quello che trovano quasi tutti, prima o poi, è qualcosa che li sorprende. Più di una risposta: una compagnia.
«Sentire che non sono sola.»— Stefania
«L'Insegnamento di Saggezza non è un testo dalle pagine numerate. L'Insegnamento è un insieme di indicazioni da applicare a ogni necessità della vita.»
— Maestro Morya, Agni Yoga, 304
Tre verbi. Tutto quello che succede in quest'aula si può ridurre a tre verbi.
Ci incontriamo. È il primo, forse il più importante. Molti di noi arrivano dopo anni di ricerca fatta da soli — libri letti in silenzio, domande tenute per sé. Poi si arriva in aula, e ci si accorge di essere in compagnia. Eugenio lo dice in una frase semplice e profonda insieme: «Noi che cosa facciamo qui dentro? Ci guariamo. Allunghiamo la vita e ce la godiamo insieme.» Ci si incontra liberamente, per riconoscersi. Per sentire, anche solo guardando le facce degli altri, che quella sensazione portata dentro per anni è la voce della propria Coscienza.
Studiamo. Ogni lezione affronta un tema: la gratitudine, la Fede, la coerenza, il perdono, la legge del karma, la natura dell'anima. Temi che la psicologia conosce da un lato e che la grande tradizione spirituale — il Buddha, il Cristo, i Maestri della Saggezza Perenne — conosce dall'altro. Non si studia per accumulare nozioni, ma per cambiare l'angolo da cui si guarda la propria vita. Il cambiamento che descrivono gli studenti lavora in profondità, senza clamore. È preciso.
Pratichiamo. La meditazione è lo spazio in cui quello che si studia smette di essere teoria e comincia a diventare vissuto — nel corpo, nel respiro, nel silenzio. Ogni lezione ne ha una; i GRM ne fanno il centro. Basta sedersi e cominciare, con tutta l'esperienza che si ha — anche nessuna. Eulalia lo dice con una precisione che si ricorda: «In contatto con la nostra fragilità più intima, sviluppiamo la nostra coerenza.»
Poi c'è quello che si lascia raccontare meglio da una storia che da una definizione. Quello che succede tra un verbo e l'altro, quando la pratica scende nella vita senza preavviso. Accade a Maria Sole.
Maria Sole sta andando in Spagna a trovare il nipote. È stanca, e dentro di lei c'è un dolore che ha deciso di non ascoltare. Attraversando le strisce, una macchina non si ferma. La investe. A terra, anche nel terrore del bambino sceso dall'auto, dentro di lei c'è una pace inspiegabile. Una gratitudine. E quella gratitudine la rivolge proprio alla donna alla guida: il giorno dopo le scrive, per ringraziarla. «Grazie per avermi investita.» Investita — come si dice di un'onda, di una luce, di qualcosa che attraversa e lascia qualcosa di diverso al suo passaggio.
Quello che ha imparato in aula — che il dolore può essere una porta — lo vive sulla propria pelle, in un momento in cui nessuno avrebbe potuto spiegarglielo. Eulalia, di questi momenti, dice: «Le prove sono opportunità per trasformare un limite della nostra personalità in sensibilità — e di conseguenza in qualcosa che possiamo offrire agli altri.» Qualcosa di più esigente del pensiero positivo: la possibilità che ogni ostacolo, attraversato con consapevolezza, lasci un'apertura dove prima c'era un muro.
In quest'aula studiamo anche insegnamenti che parlano di ciò che l'essere umano è davvero, oltre quello che vede allo specchio: insegnamenti antichi, precisi, trasmessi nel corso dei secoli. Li portiamo in aula e li confrontiamo con l'esperienza di chi ci siede di fronte, perché per noi la conoscenza vale quando si verifica nella vita. Eugenio, in una lezione, ha detto qualcosa che è rimasto:
«Siamo scintille di assoluto che cercano di fondersi attraverso l'amore.»— Eugenio
È la cosa più vicina che abbiamo trovato per dire quello che sentiamo succedere quando lo studio, la pratica e l'incontro si mettono insieme — e fanno qualcosa che non si sapeva prevedere.
«Ovunque è necessario invitare all'unione delle Coscienze, che è l'introduzione più semplice alla vita del Cuore. Non è magia, è una legge fisica, che può intessere una rete di salvezza attorno al pianeta.»
— Maestro Morya, Cuore, 150
Una serata. Questo è il primo passo — e non è più grande di così.
Le lezioni si tengono una volta al mese, da settembre a giugno, di venerdì o sabato sera, e durano due ore. Si può partecipare in presenza nelle sedi della Scuola — Roma, Milano, Pavia e Terra Nuova di Rieti — oppure online via Zoom, da qualsiasi parte del mondo. Chi viene in sede trova qualcosa in più: i compagni di cammino in carne e ossa, gli sguardi, le parole scambiate prima e dopo, il calore di una presenza condivisa. Eugenio o Eulalia parlano per circa un'ora su un tema, poi c'è la meditazione guidata e qualche scambio, per chi lo desidera.
Tutte le lezioni sono registrate e restano nell'archivio online della Scuola: chi può si collega in diretta, chi non può le recupera quando vuole. Il cammino è lo stesso — cambia solo l'orario. Ogni mese, per chi cerca qualcosa in più, ci sono i Gruppi di Ricerca Meditativi: spazi più raccolti dove si sperimenta insieme l'energia della meditazione e si approfondiscono i temi trattati da Eugenio ed Eulalia nella lezione precedente. Qui si fanno domande dirette in un ambiente intimo, ci si confronta su quello che si sta vivendo, e ci si lascia accompagnare da Insegnanti psicologhe e psicoterapeute di grande esperienza. Sono il modo più semplice per camminare in compagnia e per dare slancio al proprio percorso. Liberi di partecipare quando il Cuore lo chiede.
Una cosa sulla quale siamo trasparenti fin dall'inizio: Eugenio, Eulalia e tutti gli insegnanti prestano il loro lavoro in forma totalmente gratuita. L'iscrizione serve solo a sostenere le spese vive del progetto — le dirette, l'archivio, i materiali, la segreteria. E per i nuovi iscritti c'è un Kit di Benvenuto: una piccola guida per orientarsi, un glossario del nostro lessico, qualche lettura consigliata.
E ad un certo punto del proprio percorso, molti studenti fanno un gesto naturale. Pensano a qualcuno. Una persona cara che porta dentro di sé qualcosa che riconoscono — quella vibrazione, quel desiderio, quella dolce inquietudine senza nome. E aprono una porta.
La Scuola chiama questo Porta chi Ami. Ogni studente può portare con sé un ospite a qualsiasi lezione, senza formalità, senza pressioni. È il modo in cui la Scuola cresce da trent'anni, di Cuore in Cuore, e non ha mai avuto bisogno di promozioni.
E se senti il richiamo ma non è ancora il tuo momento di entrare in aula, c'è un modo gentile per restare vicino: Risonanze, la nostra newsletter mensile. Una volta al mese una riflessione, una lettura, un filo di luce — per accompagnarti nel cammino, con i tuoi tempi. Si riceve lasciando soltanto la propria email.
«È un posto dove si può aprire il Cuore.»— Serena
Nella tradizione degli insegnamenti che studiamo, la verità non si impone — si offre. Eugenio lo dice con una frase che rimane: «La verità non è un proiettile che si spara. È una luce che rischiara la condizione che c'è.» Non conta la forma, non conta la velocità con cui ci si apre: conta quello che si sente, quando ci si siede.
Eugenio, fin dalla prima lezione, usa un'immagine che non smette di essere vera:
«Siamo piccoli — ma anche una ghianda è piccola. Quando entra bene, fa le radici, e le dai tempo, luce, acqua, sole… diventa una quercia secolare.»— Eugenio
Il primo passo è sempre piccolo. È giusto che lo sia.

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