Il Pesce Fuor d'Acqua — Lo Spettacolo della Coscienza
Lo Spettacolo della Coscienza

Il Pesce Fuor d'Acqua

Piccola guida per chi sente che c'è qualcosa di più e non sa ancora come chiamarlo

Un'iniziativa di

Associazione Dhyana · Associazione Dhyana Lombardia · Accademia PEAC
Testata Capitolo 1

Capitolo 1 — Ti è mai capitato di sentirti fuori posto?

Clio
«Trovare un senso alla vita, come se vivere "normalmente" non mi bastasse più.»— Clio

Clio mette «normalmente» tra virgolette: è un atto di onestà. C'è un momento — per molti di noi è già arrivato — in cui la vita costruita con cura smette di bastare. Funziona, eppure manca qualcosa che non sappiamo nominare. È il disagio più sottile: arriva quando tutto è a posto, e sentiamo lo stesso che non basta.

Manolo
«Cercare risposte, perché mi sono spesso sentito diverso o fuori luogo.»— Manolo

Manolo lo dice con due parole: diverso, fuori luogo. Le abbiamo pensate anche noi — a un pranzo di famiglia, a una riunione — e archiviate in fretta, come qualcosa di cui vergognarsi. Era solo una verità detta a voce bassa.

Irene
«Il Cuore… questo mio Cuore che sentivo battere così forte da dover andare a fare un controllo.»— Irene

Un Cuore che batte troppo forte, senza causa medica. Solo quel battito insistente, che chiede attenzione e si rifiuta di essere ignorato. Forse non gli abbiamo mai dato un nome — ma abbiamo sentito che c'era.

Eugenio Sepe ed Eulalia Onorati

Eugenio Sepe · Eulalia Onorati

Le vicende che leggerai in queste pagine sono tratte dal libro Lo Spettacolo della Coscienza.

Eugenio ed Eulalia sono psicologi, e sono anche una coppia. Una mattina, dopo una consulenza per un bambino autistico, lui la invita al bar. Parlano del bambino, poi la conversazione cambia: Eugenio le dice qualcosa di più profondo e la guarda in un modo che lei non sa definire. Eulalia si accorge che non segue più le parole, ma quello che le accade dentro.

Ricorda tutto con nitidezza strana — le vetrate, la giacca di pelle — e quasi nulla di ciò che lui dice. «Avevo la sensazione che si stesse scavando dentro di me un pozzo, e non capivo dove arrivasse.» Porta via solo la frase con cui lui la lascia: «Adesso devi scegliere tu.»

Torna a casa con quella frase che gira, senza sapere cosa stia scegliendo. Ne parla con sua madre, che le fa una domanda sola: «Al di là di tutto — tu dentro cosa senti?» «Non lo so cosa. Però so che voglio dire di sì.» Chiama Eugenio e gli dice sì, senza sapere a cosa. «È stata la scelta del mio percorso.»

Qualche anno prima, Eugenio vive qualcosa di simile. Suo padre è chiaro: «Con la psicologia non si mangia.» Così si iscrive ad agraria, per non deludere. Un giorno, mentre il professore spiega le ruote del trattore nel fango, si guarda intorno: ma io che ci faccio qua? Non è una domanda, è una crepa. Prende un treno per Venezia, e nel tratto da Mestre sente «per caso» un ragazzo dire alla ragazza: «Devi fare quello che dice il tuo Cuore.» Arriva come detta per lui — un'esplosione nucleare. Torna a casa: «Vado a Roma a studiare psicologia.» Questa volta non chiede permesso.

Quello che sentono Eugenio, Eulalia, Irene, Manolo, Clio — e che forse sentiamo anche noi — non ha ancora un nome. Per ora basta riconoscerlo: quel battito, quella distanza, quel pozzo dicono che siamo vivi, che siamo sensibili. Sono un segnale. E i segnali meritano ascolto.

Quando è stata l'ultima volta che abbiamo dato retta a quella voce?

Le voci del Capitolo 1
Testata Capitolo 2

Capitolo 2 — Quella inquietudine ha un nome

C'è un momento in cui smettiamo di chiamarla stanchezza. La stanchezza passa; questa no. La mettiamo da parte, ci distraiamo, riempiamo il calendario — e lei torna, più forte di prima.

Ha smesso di essere stanchezza, e non va gestita come una fragilità. La chiamiamo dissonanza: il segno che qualcosa di vivo, in noi, chiede ascolto. Anzi, di più.

«Quando stavo con le persone mi sentivo sempre a disagio, angosciato e inquieto. Perché? Non lo so. Però l'ho capito dopo.» E aggiunge: «Avevo una sensazione stranissima al Cuore che ho chiamato "voglia di volare".»— Eugenio

L'inquietudine è la risposta di qualcosa che chiede più spazio di quello che la vita ordinaria gli lascia. È un uomo che cerca.

Come il termometro rileva la febbre, la dissonanza rileva qualcosa di vivo in noi che non vuole più essere ignorato. Un messaggio da leggere, più che un allarme da spegnere.

E ha molte facce: entra da porte diverse.

  • C'è chi la sente come un dolore acuto — una perdita, una malattia, una crisi — e da lì ha bisogno di aria, di senso, di qualcosa che tenga.
  • C'è chi la sente come una stanchezza sorda: tutto funziona, eppure ogni mattina un peso senza nome, un copione recitato senza sapere per chi.
  • C'è chi la sente come una curiosità che non si spegne: libri, pratiche, percorsi, sempre in cerca di qualcosa di più profondo.
  • C'è chi la sente come bisogno di concretezza: vuole capire davvero, non credere a scatola chiusa. Diffida del vago — e fa bene.
  • E c'è chi la sente come mancanza: non di qualcosa, di qualcuno; di un posto dove essere sé stessi e sentirsi accolti. Di una famiglia non trovata per nascita, ma che sente esistere.

Cinque porte. Una sola soglia.

Cinque porte, una sola soglia
«Quando il nostro Cuore inizia a guardare, tutto quello che è comune incomincia a diventare fastidioso. La mediocrità non accontenta più. Non è snobismo. È una sensibilità che si sveglia.»— Eulalia

Eugenio trova un'altra immagine: questa inquietudine somiglia a una nostalgia. «Un sottile senso di inquietudine, o ancora meglio di sottile nostalgia, ci dice che noi possiamo tornare a casa.»

Non sappiamo ancora dove sia quella casa. Ma qualcosa in noi la cerca da prima che ce ne accorgessimo. Se ti riconosci in almeno una di queste cinque porte, continua a leggere. Questa guida è scritta per te.

Testata Capitolo 3

Capitolo 3 — Chi siamo

Finora abbiamo parlato di te. Adesso tocca a noi dirti chi siamo.

Chi guida la Scuola

Eugenio ed Eulalia sono psicologi e psicoterapeuti. Il loro lavoro quotidiano informa ogni lezione: sanno distinguere una crisi da una porta evolutiva e accompagnare senza forzare — quello che in aula chiamano morire e rinascere ogni giorno, lasciare andare la vecchia versione di sé per fare spazio a quella autentica. Rigore della psicologia e profondità della ricerca spirituale: è così che pensano e insegnano. Sono anche una Coppia nella vita, e questo rende autentico ciò che portano in aula.

Un gruppo che mette il Servizio al centro

Dietro a loro c'è un gruppo che cammina insieme da oltre trent'anni: studio, pratica, confronto, coerenza. Si riunisce nelle Associazioni Dhyana, Dhyana Lombardia e nell'Accademia PEAC (Psicologia dell'Evoluzione Armonica della Coscienza). Per tutte, il Servizio è il Cuore di ogni cosa: da noi l'Insegnamento non è mai disgiunto dal Servizio. Lo dice un gesto preciso, fatto prima ancora di aprire questa Scuola: la fondazione de Il Filo dalla Torre, associazione per le persone con autismo. È la cosa più importante che possiamo dirti su di noi: chi tiene insieme Insegnamento e Servizio, e lo offre al mondo, costruisce una Casa di Luce.

Una Casa di Luce.

Se vuoi conoscerci più a fondo, questa storia è raccolta nel libro Lo Spettacolo della Coscienza: la Seconda Nascita, le Quattro Famiglie, il coraggio di seguire la propria voce più vera. Con le sue conquiste e le sue cadute, e in appendice alcuni strumenti per chi vuole iniziare a camminare.

Copertina del libro Lo Spettacolo della Coscienza

Lo Spettacolo della Coscienza
— la storia di Eugenio & Eulalia e del Gruppo

Cosa significa "Lo Spettacolo della Coscienza"

La Scuola si chiama Lo Spettacolo della Coscienza. Eugenio spiega il nome così: «Quando abbiamo aperto la Coscienza, è cominciato uno spettacolo. Uno spettacolo della vita.» Qualcosa che merita di essere guardato con cura, senza fretta — più che uno spettacolo da palcoscenico.

Libertà di pensiero, Guide che camminano accanto, il rispetto dei tempi di ciascuno: un percorso fondato su decenni di studio e pratica, guidato da chi ha il coraggio di portare in aula anche le domande senza risposta. Eugenio lo dice dalla prima lezione: «Nessuno vuole convincere nessuno. Se queste parole non vi risuonano al Cuore, lasciatele andare. Ma se non vi risuonano alla mente, ascoltate il Cuore.»

E teniamo le porte aperte sul mondo. In aula si parla di ciò che accade — guerre, crisi, cronaca — non per schierarci, ma per restare in contatto vivo con la realtà di tutti. Sentiamo con il Cuore, e con il Cuore proviamo a discriminare.

Le parole di chi cammina con noi

Le parole più precise, però, le hanno trovate gli studenti.

«Cercavo qualcosa che unisse la psicologia alla spiritualità.»— Alessandra
«Porto sicuro, solido, affidabile.»— Karine
«Ho trasformato l'ansia in Fede e sento gioia.»— Alice

Una frase sola di Eugenio — la nostra firma — raccoglie tutto questo:

«Piedi per Terra ma sguardo alle Stelle.»

Chi siamo — Capitolo 3
Testata Capitolo 4

Capitolo 4 — Come camminiamo insieme

Nella nostra aula ognuno arriva al proprio passo, e ogni passo va bene. C'è chi entra e si sente subito a casa, chi abbassa le difese piano piano, chi osserva e aspetta prima di aprirsi. Tutti e tre i ritmi sono di casa — è forse la prima cosa che diciamo a chi arriva.

La Scuola è uno spazio di ricerca, dove ciascuno resta libero. Puoi partecipare anche solo ascoltando — per mesi, per un anno intero se serve — e parli soltanto quando lo desideri. Eulalia lo ripete spesso: il Cuore lavora lo stesso, anche in silenzio. Anzi, spesso meglio. Spazio protetto vuol dire proprio questo: un luogo dove nessuno ti chiede di essere più pronto di quanto sei.

Nelle stesse aule convivono principianti e chi pratica da decenni. Ai primi non diamo nulla per scontato: il linguaggio della Scuola si impara strada facendo, come si assorbe una lingua in famiglia. Per i secondi la profondità è reale: i Maestri di Saggezza, il Cristo, il Buddha, le Leggi Spirituali. Entrambi trovano nutrimento, e il valore di imparare l'uno dall'altro.

Per chi vuole andare più a fondo ci sono i Gruppi di Ricerca Meditativi (GRM): spazi mensili in piccoli gruppi, dove si medita insieme, si fanno domande, si condivide ciò che si vuole. Non serve essere esperti: serve solo la voglia di non camminare da soli.

Lezioni e Gruppi si alternano ogni mese, e poi c'è la pratica personale di ogni giorno: un intreccio che chiamiamo Metodo S.AR.V.A. — Scienza Armonica Verso l'Anima. Ma il nome viene dopo: prima viene il ritmo, ed è il ritmo che permette al lavoro di radicarsi.

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Viviamo nel mondo di tutti i giorni. Tra noi c'è chi lavora in ospedale, chi insegna, chi cresce figli, chi è in pensione. Facciamo la spesa, paghiamo le bollette, ogni tanto litighiamo con i parenti. È proprio lì — nel quotidiano, nei rapporti, nelle difficoltà — che portiamo quello che studiamo. Per noi un insegnamento vale nella misura in cui scende nella vita concreta.

Lo scopo della Scuola, in sintesi, è aiutare ogni persona a riconoscere la luce del proprio Cuore: portare nella vita di ogni giorno una centratura un po' più stabile, uno sguardo un po' più largo, più libero dal materialismo che imperversa. Un cammino che ciascuno fa al proprio passo, nel pieno rispetto della sua libertà. Quello che trovano quasi tutti, prima o poi, è qualcosa che li sorprende. Più di una risposta: una compagnia.

«Sentire che non sono sola.»— Stefania

«L'Insegnamento di Saggezza non è un testo dalle pagine numerate. L'Insegnamento è un insieme di indicazioni da applicare a ogni necessità della vita.»

— Maestro Morya, Agni Yoga, 304
Come camminiamo insieme — Capitolo 4
Testata Capitolo 5

Capitolo 5 — Cosa succede davvero in aula

Tre verbi. Tutto quello che succede in quest'aula si può ridurre a tre verbi.

Ci incontriamo. È il primo, forse il più importante. Molti arrivano dopo anni di ricerca solitaria — libri letti in silenzio, domande tenute per sé. Poi si entra in aula e ci si scopre in compagnia. Eugenio lo dice con semplicità: «Noi che cosa facciamo qui dentro? Ci guariamo. Allunghiamo la vita e ce la godiamo insieme.» Ci si incontra per riconoscersi: per sentire, guardando le facce degli altri, che quella sensazione portata dentro per anni è la voce della propria Coscienza.

Studiamo. Ogni lezione affronta un tema: la gratitudine, la Fede, la coerenza, il perdono, la legge del karma, la natura dell'anima. Temi che la psicologia conosce da un lato e la grande tradizione spirituale — il Buddha, il Cristo, i Maestri della Saggezza Perenne — dall'altro. Non per accumulare nozioni, ma per cambiare l'angolo da cui guardiamo la nostra vita. Un cambiamento che lavora in profondità, senza clamore.

«Noto quando prende il sopravvento la personalità, e cerco di reagire alla vita seguendo la Coscienza.»— Valentina

Pratichiamo. La meditazione è lo spazio in cui ciò che si studia smette di essere teoria e comincia a diventare vissuto — nel corpo, nel respiro, nel silenzio. Ogni lezione ne ha una; i GRM ne fanno il centro. Basta sedersi e cominciare, con tutta l'esperienza che si ha — anche nessuna. Eulalia lo dice con una precisione che si ricorda: «In contatto con la nostra fragilità più intima, sviluppiamo la nostra coerenza.»

Poi c'è ciò che una storia racconta meglio di una definizione: quello che accade tra un verbo e l'altro, quando la pratica scende nella vita senza preavviso. Accade a Maria Sole.

Maria Sole sta andando in Spagna a trovare il nipote. È stanca, e dentro di lei c'è un dolore che ha deciso di non ascoltare. Attraversando le strisce, una macchina non si ferma. La investe. A terra, anche nel terrore del bambino sceso dall'auto, dentro di lei c'è una pace inspiegabile. Una gratitudine. E quella gratitudine la rivolge proprio alla donna alla guida: il giorno dopo le scrive, per ringraziarla. «Grazie per avermi investita.» Investita — come si dice di un'onda, di una luce, di qualcosa che attraversa e lascia qualcosa di diverso al suo passaggio.

Quello che ha imparato in aula — che il dolore può essere una porta — lo vive sulla propria pelle, in un momento in cui nessuno avrebbe potuto spiegarglielo. Eulalia, di questi momenti, dice: «Le prove sono opportunità per trasformare un limite della nostra personalità in sensibilità — e di conseguenza in qualcosa che possiamo offrire agli altri.» Qualcosa di più esigente del pensiero positivo: la possibilità che ogni ostacolo, attraversato con consapevolezza, lasci un'apertura dove prima c'era un muro.

Questi insegnamenti li confrontiamo sempre con l'esperienza di chi ci siede di fronte: per noi la conoscenza vale quando si verifica nella vita. Eugenio, in una lezione, ha detto qualcosa che è rimasto:

«Siamo scintille di assoluto che cercano di fondersi attraverso l'amore.»— Eugenio

È la cosa più vicina che abbiamo trovato per dire ciò che accade quando studio, pratica e incontro si mettono insieme — e generano qualcosa che non si sapeva prevedere.

«Ovunque è necessario invitare all'unione delle Coscienze, che è l'introduzione più semplice alla vita del Cuore. Non è magia, è una legge fisica, che può intessere una rete di salvezza attorno al pianeta.»

— Maestro Morya, Cuore, 150
Tre verbi — Capitolo 5
Testata Capitolo 6

Capitolo 6 — Come entrare

Una serata. Questo è il primo passo — e non è più grande di così.

Le lezioni si tengono una volta al mese, da settembre a giugno, il venerdì o il sabato sera, e durano due ore. Si partecipa in presenza nelle sedi — Roma, Milano, Pavia e Terra Nuova di Rieti — o online via Zoom, da ogni parte del mondo. Chi viene in sede trova qualcosa in più: i compagni in carne e ossa, gli sguardi, le parole prima e dopo. Eugenio o Eulalia parlano circa un'ora su un tema, poi la meditazione guidata e qualche scambio.

Tutte le lezioni sono registrate e restano nell'archivio online: chi può si collega in diretta, chi non può le recupera quando vuole. Il cammino è lo stesso, cambia solo l'orario. Ogni mese ci sono anche i Gruppi di Ricerca Meditativi: spazi più raccolti dove si sperimenta insieme l'energia della meditazione e si approfondiscono i temi della lezione precedente, accompagnati da Insegnanti psicologhe e psicoterapeute di grande esperienza. Sono il modo più semplice per camminare in compagnia. Liberi di partecipare quando il Cuore lo chiede.

Una cosa sulla quale siamo trasparenti fin dall'inizio: Eugenio, Eulalia e tutti gli insegnanti prestano il loro lavoro in forma totalmente gratuita. L'iscrizione serve solo a sostenere le spese vive del progetto — le dirette, l'archivio, i materiali, la segreteria. E per i nuovi iscritti c'è un Kit di Benvenuto: una piccola guida per orientarsi, un glossario del nostro lessico, qualche lettura consigliata.

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A un certo punto, molti studenti fanno un gesto naturale: pensano a qualcuno. Una persona cara che porta dentro qualcosa che riconoscono — quella vibrazione, quel desiderio, quella dolce inquietudine senza nome. E le aprono una porta.

La Scuola lo chiama Porta chi Ami: ogni studente può portare un ospite a qualsiasi lezione, senza formalità né pressioni. È così che la Scuola cresce da trent'anni, di Cuore in Cuore, senza bisogno di promozioni.

E se senti il richiamo ma non è ancora il tuo momento di entrare in aula, c'è un modo gentile per restare vicino: Risonanze, la nostra newsletter mensile. Una volta al mese una riflessione, una lettura, un filo di luce — per accompagnarti con i tuoi tempi. Si riceve lasciando soltanto la propria email.

«È un posto dove si può aprire il Cuore.»— Serena

Negli insegnamenti che studiamo la verità non si impone: si offre. Eugenio lo dice con una frase che rimane: «La verità non è un proiettile che si spara. È una luce che rischiara la condizione che c'è.» Non conta la forma né la velocità con cui ci si apre: conta ciò che si sente, quando ci si siede.

Eugenio, fin dalla prima lezione, usa un'immagine che non smette di essere vera:

«Siamo piccoli — ma anche una ghianda è piccola. Quando entra bene, fa le radici, e le dai tempo, luce, acqua, sole… diventa una quercia secolare.»— Eugenio

Il primo passo è sempre piccolo. È giusto che lo sia.

Come entrare — Capitolo 6

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