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I Livelli Evolutivi

Premessa

Gli uomini si trovano a stadi di sviluppo molto diversi, in punti distanti sulla lunga via dell’evoluzione psicologica e spirituale, e quello che è buono, opportuno, possibile per alcuni non necessariamente lo è per altri. “Se consideriamo anche superficialmente i vari esseri umani che ci attorniano, ci accorgeremo tosto che essi non sono ugualmente sviluppati dal punto di vista psicologico e spirituale. facile osservare e constatare che alcuni di essi sono ancora ad uno stadio primitivo e quasi selvaggio; altri sono un po’ più sviluppati, altri più avanzati ancora, e infine alcuni in piccolo numero hanno trasceso l’umanità normale e stanno raggiungendo lo stadio superumano o spirituale” (da Assagioli, “La crisi di crescita spirituale”).

L’uomo comune

Per parlare dell’uomo comune, utilizziamo ancora le parole di R. Assagioli: “egli si lascia vivere, piuttosto che vivere. Prende la vita come viene e non si preoccupa del suo significato, del suo valore o del suo oggetto. (…) si dedica alla soddisfazione dei suoi desideri personali; cerca il godimento dei sensi, di diventare ricco e di soddisfare le sue ambizioni. Se è più sviluppato, subordina la sua soddisfazione personale all’adempimento dei vari doveri familiari e sociali che gli sono affidati, senza preoccuparsi di capire su che basi tali doveri riposano, o da quale fonte scaturiscono. Può anche dichiararsi “religioso” e credente in Dio, ma la sua religione è solo esteriore e convenzionale, e quando si è conformato alle ingiunzioni della sua chiesa e ha partecipato ai suoi riti, sente di aver fatto tutto ciò che gli è richiesto”.

Ha una forte e implicita fede nella realtà della vita ordinaria, ed è legato ai beni materiali, considera quindi, in definitiva, la vita come fine a se stessa. Anche se crede in un futuro paradiso, la sua convinzione è del tutto teorica, come è dimostrato dal fatto che ha un grande timore della morte. (Assagioli, Sviluppo Spirituale e malattie nervose).

“Andare in crisi” non rappresenta la sua aspirazione, e non ha l’esperienza di considerare una crisi in una prospettiva utile e generosa, considerandola piuttosto come l’inizio di un’evoluzione catastrofica e di sicuro dolorosa. L’uomo comune si arrabbia con la “Vita”, (percepita esterna e distante da sé) o con gli altri uomini, per gli ostacoli che incontrano e per la loro sofferenza, in cui non riconoscono il senso. Sua prerogativa è l’attribuzione all’esterno della propria sofferenza ed il tentativo di strutturare la vita quotidiana attorno alle proprie abitudini e desideri.

Può accadere che un “uomo comune” sia turbato da un improvviso (o magari lento) cambiamento nella sua vita interiore: una profonda delusione, un trauma emotivo, una grave perdita può aprire uno spiraglio inedito nel suo percorso evolutivo: una “bella” crisi si apre davanti a lui. Nello spiraglio aperto dalla crisi, il nostro lavoro sarà quello di sostenerlo a vedere più significati, e risorse, nella realtà della sua vita quotidiana, collegando via via gli aspetti più concreti della sua vita a una visione più ampia, anche “semplicemente” cominciando a considerarsi come un membro di un gruppo più ampio, al di là del nucleo più ristretto di appartenenza, allargando gli orizzonti, cercando le “Cause” del suo presente in radici sempre più profonde ed estese, e come membro di un gruppo sempre più grande, la Società. In questo modo, a furia di un’innumerevole sequenza di colpi dolorosi e rischiaranti, la Coscienza embrionale sale pian piano questi gradini invisibili, arrivando, un po’ alla volta, alla realizzazione massima di questo segmento evolutivo.

La fase evolutiva successiva è quella che prende il nome di “Personalità Potente”: ci troviamo, sulla “cima” dello sviluppo della personalità, che ha raggiunto il massimo livello di integrazione ed è in grado di raggiungere i suoi desideri con relativa facilità. Possiamo parlare in questi casi della vita come di un enorme “parco giochi”, il desiderio è ancora tutto concentrato sui valori materiali. La conquista di questa vetta è importante, perché satura la personalità di ogni possibile soddisfazione. Arriva in questa fase il vizio e l’ossessione per il lusso: la personalità si concede tutto ciò che può permettersi.

L’idealista

Dopo una serie di esperienze nel “parco giochi”, per la Coscienza arriva la saturazione, così come può essere per un bambino che cresce e si stanca di giocare con lo scivolo del parco, cominciando ad utilizzarlo, intenzionalmente in modo improprio. È una fase delicata, in cui la trasgressione, (che in alcuni casi può includere l’uso delle droghe e le perversioni) rappresenta una caratteristica peculiare. Tutto questo, apre la possibilità a una sofferenza più sottile, che conduce la Coscienza alla saturazione della via orizzontale ed alla visione della sua illusorietà.

Si apre in questo caso una crisi, che porta la Coscienza a indebolire la sua identificazione con la personalità, per volgere lo sguardo verso il mondo degli Ideali, che cominciano piano piano a diventare l’obiettivo principale della vita. Siamo nella fase evolutiva dell’Idealista.

La Coscienza nella fase dell’Idealista, soprattutto all’inizio, è ancora carica delle abitudini della personalità potente: il suo sforzo è di guardare verso l’alto, oltre la nebbia della materia. La sua percezione è per forza di cose parziale, e distorta: un po’ vede, con gli occhi della sua Coscienza, realmente gli Ideali cui tende, un po’ li immagina, e tende a mescolare la realtà con l’immaginazione, senza rendersene conto. Caratteristica fondamentale dell’Idealista è quella di riuscire a individuare, lontano, splendente, l’Ideale a cui vorrebbe tendere, e le incoerenze del sistema circostante, rispetto a quell’Ideale. Ma con un particolare: non riesce a vedere le proprie incoerenze, rifiutando il dolore che questo comporterebbe. La Coscienza dell’Idealista tende a “raccontare la Scala” a se stessa: la costruisce nella sua mente, mescolando quelle lontane intuizioni, con un po’ di desiderio emotivo, senza mettere più di tanto in discussione la sua personalità (che in questa fase è ancora tanto forte).

L’Idealista vede il gradino successivo molto più di quanto non sia in realtà e poggia il piede con sicumera, scivola dolorosamente, e, tende ad attribuire agli altri la responsabilità di quella scivolata. Il dolore continua a svolgere pienamente la sua funzione e cioè di portare nuovi bagliori di intuizione nella mente. L’Idealista confronta gli Ideali, di cui è innamorato, con la realtà esterna, senza cercare la Coerenza interna, poiché la sua personalità è ancora troppo forte. Quindi, l’Idealista vive nell’illusione che può cambiare il mondo operando unicamente sulla realtà esterna, magari anche con veemenza (per sottolineare l’incoerenza altrui): questo fa sì che in nome dell’Ideale non consideri l’altro alla luce dei Giusti Rapporti.

L’aspetto evolutivo dell’Idealista si esprime nella sua disponibilità a “morire” per il suo Ideale, ovvero a sacrificare completamente la sua vita in nome di quell’Ideale e questa disponibilità, di scivolata in scivolata. Gradualmente, di scivolata in scivolata, l’illusione di questo modo di vedere le cose si riduce pian piano e l’Idealista comincia a comprendere una lezione fondamentale: “per cambiare il mondo, devo partire da me stesso” (“Conosci te stesso”). Questa lezione comincia a portare nella personalità dell’Idealista un po’ di dolorosa coerenza: egli cerca ora di applicare nella propria vita gli Ideali in cui crede, invece di imporli agli altri. A questo punto, la vibrazione gradualmente si eleva.

Il Mistico

La Coscienza comincia a guardare la personalità un poco più da lontano e a reggere maggiormente il Vuoto: è in questo vuoto che la Visione comincia a schiarirsi e la Coscienza comincia a coltivare i primi embrioni di Reciprocità. La Coscienza avanza lentamente verso la prossima conquista: l’apertura del Cuore. Che intendiamo per “apertura del Cuore”? Intendiamo quella rivoluzione del proprio punto di vista, che fa saltare il diaframma della separatività e porta ad una percezione più nitida e reale della Vita. Si depotenzia fortemente la mente e si tende a vedere l’altro attraverso il Cuore, fino ad arrivare a non distinguere più sé stessi dall’altro. È la fase dei “mistici”, che vivono unicamente nella Reciprocità con l’altro e con l’Essenza Spirituale della Vita.

La Coscienza nella “fase Mistica” comporta, nelle prime fasi, alcuni eccessi, che scaturiscono proprio dal fatto che l’apertura del Cuore richiama un rivolgimento totale di ciò che era “prima”, e attraversa sbandamenti e oscillazioni, tra isolamento ed enormi aperture, che tendo a sbalestrare la personalità, che tende un po’ a sbandare, oscillando, tra solitudine ed eccessive aperture, per via degli eccessi che la sua condizione comporta. La traduzione letterale della frase di Joseph Campbell è appunto “Le stesse acque in cui annega lo psicotico, sono le acque in cui nuota il mistico con delizia”.

L’Unione di Mente e Cuore

La condizione successiva alla “fase del Mistico” è complessa e delicata e comporta un’oscillazione potente tra personalità e Coscienza. La Coscienza, che nelle incarnazioni precedenti ha “messo in cantina” la Mente, ora tende a riprenderla, per unirla al Cuore. Per aprire il Cuore, infatti, la Coscienza ha affrontato esperienze tese all’isolamento, sia pure in gruppi, come per esempio nei conventi, ed alla preghiera, nell’obiettivo di lavorare sulla propria interiorità. All’uscita da questa fase, occorre rientrare nella società e confrontarsi con i rapporti umani, dove portare le note sbocciate nel Cuore.

I passaggi, in questa fase, sono costituiti pertanto da una lega speciale, che nasce dalla fusione di due opposte qualità: la Mente e il Cuore. Questa lega comporta un equilibrio particolarmente delicato, visto che Mente e Cuore tendono a parlare linguaggi assai diversi. Ci sono elementi particolarmente scivolosi sui gradini, che riguardano il potere personale, e quindi il sesso e il denaro. Infatti, questi tre elementi, sacrificati nelle vite mistiche, realizzate in precedenza, ora si riaffacciano con forza nella vita della Coscienza uscita dalla “fase Mistica” e rappresentano le prove da affrontare, affinché il Cuore possa pienamente sintonizzarsi alla Mente e la Coscienza possa utilizzare, come suo veicolo affidabile, la personalità, così raffinata. La Coscienza si avvia verso una fase di sintesi più stabile tra Mente e Cuore: la Mente riprende pienamente il suo funzionamento e, senza essere più separativa, comincia ad operare sul piano dell’Intuizione. Anche in questa fase, si sale e si scende più volte la Scala: i gradini, infatti, possono essere percorsi solo in termini di realizzazione della propria Funzione di Servizio. Il Gruppo, a questo punto della Scala, è un elemento vitale ed insostituibile ed il Servizio in Gruppo diviene fondamentale.

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